Se hai visitato la pagina Chi sono probabilmente a un certo punto ti sarai imbattuto nell’espressione Competenze interculturali e avrai pensato:

1)che noia, ma questa quanto scrive?

2)mm… sembra interessante, ma non ho idea di cosa sia!

Sperando che la tua reazione rientri nella seconda categoria, trovi qui sotto la spiegazione di cosa sono le competenze interculturali e perché sono utili.

Partiamo dalla definizione di competenza.

A seconda della disciplina – sociologia, diritto, linguistica ecc. – il termine ha un’accezione diversa, tuttavia gli studiosi concordano sul fatto che indica sia la conoscenza di un determinato argomento, sia la capacità di applicare concretamente questa conoscenza in un dato contesto.

Si può imparare ad esempio una serie di vocaboli in lingua inglese ma non essere in grado di utilizzarla in una conversazione in lingua, oppure conoscere a menadito la mappa di una città e non capire come raggiungere una certa via.

Per intercultura, invece, si intende un rapporto di dialogo, confronto e interazione tra persone appartenenti a culture diverse.

Al contrario di ciò che siamo abituati a pensare, la cultura cambia nel corso del tempo e a seconda di chi la vive perciò la relazione interculturale muta di conseguenza.

Lo scambio che può avvenire tra un uomo italiano e un amico svedese non sarà mai uguale a quello tra lo stesso uomo e un altro svedese, nonostante i due provengano dallo stesso Paese.

Come si suol dire, non si può fare di tutta l’erba un fascio.

Vediamo allora alcuni esempi di queste competenze:

·         la capacità di ascoltare;

·         l’essere collaborativi;

·         l’essere rispettosi;

·         padroneggiare una o più lingue straniere;

·         conoscere il sistema normativo del proprio paese e di quelli altrui;

·         l’essere in grado di comunicare in maniera efficace.

Già, ma perché una persona dovrebbe acquisire queste competenze?

Secondo il Libro bianco sul dialogo interculturale, ovvero il documento più importante sul tema promosso dal Consiglio d’Europa nel 2008, “Da qualche decennio, il processo di diversificazione culturale ha subito un’accelerazione. L’Europa ha attirato migranti e persone in cerca di asilo da tutto il mondo nella prospettiva di una vita migliore. La globalizzazione ha compresso lo spazio e il tempo a un livello senza precedenti. […] In questo contesto, il pluralismo, la tolleranza e lo spirito di apertura hanno assunto un’importanza come mai prima. Questi valori possono tuttavia non essere sufficienti: è necessario adottare misure proattive, strutturate e ampiamente condivise, in grado di gestire la diversità culturale. La diversità non contribuisce solamente alla vitalità culturale, ma può anche favorire il miglioramento delle prestazioni sociali ed economiche.”

È fondamentale ricordare però che “le competenze necessarie per il dialogo interculturale non sono automatiche: è necessario acquisirle, praticarle e alimentarle nel corso di tutta la vita”.

E tu, a che punto sei?